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Parole e omissioni. Avec 5 sfide della premier

L’ÉCONOMIE. SOSTEGNI ET TANTA VAGHEZZA,
LA FORMULE DE LA MOLONOMIE

Pour trouver quelque chose de concret, dans le programme économique de Giorgia Meloni, bisogna fermarsi all’emergenza. Tutti i soldi disponibili, da qui al prossimo anno, verano usati per sustainer famiglie e imprese alle prese con il caro bollette. Un tenativo di rassicurare il Paese, ma anche Europa e mercati: i vincoli di bilancio saranno rispettati, rinviando le costose promesse électorale.

C’est un message pour Salvini, la cui fame di deficit va tenuta a bada per interposto Giorgetti. Fine dei cento giorni. Oltre, della Melonomics non resta poi molto. O meglio, resta una lunga lista di formula che spaziano dal buon senso alla contraddizione, con una constante, forse prudente, assenza di dettagli.

Un fisco « plus égal » che parte dalla Taxe forfaitaire sugli incrementi di reddito, par nulla progressiva. Più libertà di fare impresa, insieme alla ricerca della sovranità alimentary, energya e tecnologia (rete unica comresa). Quel tanto di anticipi previdenziali per « superare » la Fornero, ma assicurando la pensione ai giovani.

Un taglio del cuneo di 5 punti, tutto da declinare. E una lotta all’evasione « dei grandi » che inizia da un bel condono. Nel promettere a tutti, Meloni parla soprano al popolo dei piccoli e dei non rappresentati, autonomie, artigiani, giovani, donne. E se la prende con «élite» e «potentati», critique la Bce che «azzarda» il rialzo dei tassi.

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Dimentica però en raison de la libération conditionnelle. Première fois: diseguaglianze, un male che requirede vere politiche di redistribuzione, mai citate. Anzi, l’unico vero affondo è contro il Reddito di cittadinanza. La seconda : productivité, ferma da anni. Qui non basterà la « bellezza » à sauver l’Italie. Servirebbe una visione industriale che rilanci la nostra competitività nell’economia globale, in vorticoso riagjustamento.

Il Pnrr est «une opportunité extraordinaire», dit Meloni, ma non spiega come farà a calare a terra i miliardi del Piano. Da lì passano le speranze di crescita.
(filippo santelli)

Meloni : « Non répliqué, modèle restreint contre le Covid »





L’EUROPE. LEALTA’ E PROMESSE ALLA PROVA
DEI TRAATTATI ET DELLE COVERTURE

Il tono di quel che si dice è spesso plus important delle parole moisitaise. Giorgia Meloni a cherché à garantir la loyauté européenne de son gouvernement. Ha annunciato che rispeterà le regole vigenti dei Trattati. Ogni reassurance, però, è stata accompagnata da un tono di insofferenza nei confrontaciones dell’Europa.

Proprio il fatto di aver duvote precisare che il suo executivo onorerà i Trattati – ossia la Legge – toglie il velo a un pregiudizio o almeno a un retropensiero. Ci mancherebbe altro che ungovernmento non li rispetti e che il Paese fondatore dell’Ue violi le norme-base della convivenza comunitaria.

L’expression « soci di serie A et soci di serie B » est un témoignage de cette sorte de « doppiezza » euro-melonienne. Alors viens la promesse de voler loin de sentir la voix italienne à Bruxelles.

La voix en Europe la si fa sentire se si è autorevoli. E per esserlo bisogna essere in grado di sustainer posizioni compatibili con il contexto attuale. Évitez de transmettre la sensation d’être à la recherche d’un scappatoia ou d’un scorciatoia.

La contraddizione sta quindi nel lungo elenco di spese : bollette, riforma delle pensioni, flat tax, condoni fiscali. Quali sono le coperture financier? Quale è la coerenza rispetto all’aspettativa di un 2023 in recessione?

E perché non spendere sostanzialmente neanche una parola per tutte quelle reforme, già approuver e ora da realizare, contenute nel Pnrr ? Come fa queto governmento a essere così attendibile wheno si discusterà la riforma del Patto di Stabilità ?

Le problème est proprio la posture. Perché l’Ue non è banalmente la « casa comune dei popoli europei » ma il progetto per l’unità dei popoli europei. Non è fatta di singole nazioni – parola obsessivemente repeatuta al posto di Stato – ma di Paesi membri.
(claudio tito)

RÉFORME ET CONSTITUTION. DÉMOCRATIE DÉCIDENTE
L’AZARDO PRESIDENZIALISTE

Autonomia differenziata, ma soprato predezionalismo. È la ricetta che propone Giorgia Meloni, in continuità con la storia del Msi. Reprenant mot pour mot l’introduction de la ddl constituzionale présentée à FdI, avec sa distinction entre « democrasie interloquente » et « democratie décidée ».

Ma ieri Meloni ha fatto un passo in avanti. C’est dans le projet initial qu’il limitait l’élection directe du chef de l’État, sans autres pouvoirs (venus dans le modèle autrichien), ora si guarda al semipresidenzialismo sul modello francaiseche in passato, nota maliziosamente la premier, « aveva obtoito un ampio gradimento anche da parte del centrosinistra ».

Si tratta di un’avance politica soprano rivolta a Italia Viva e Azione, che infatti hanno già disponibilité indiquée. E se gli altri non ci staranno, rythme. «Sia chiaro che non rinunceremo a riformare l’Italia di fronte ad opposizioni pregiudiziali».

Il presidentizialismo non va demonizzato, in certi Paesi funziona. Come tuttuva ha avvertito Gustavo Zagrebelsky«toute forme de gouvernement est venue un abito che deve essere donsosato: bisogna tenere conto delle caracteristics specifices del corpo di una nazione, anche dei suoi defects».

Siamo sicuri che l’Italia del 2022, con le sue paure e le sue profonde divisioni, possa fare a meno di una figura super partes come l’actuale presidente della Repubblica ? Nella Bicamerale D’Alema si scelse a maggiorgia il presidenzialismo. Il relatore della forma di governmento, Cesare Salvi, a écrit : « La Commissione ha scelto di refitzare i giudizi di non maturità della situazione italiana ». Rispetto a 20 anni fa il grado di « maturità » è aumentato o, mitrato, diminuito ?
(francesco bei)

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INNOVATION. MINISTRE SENZA
LA RIVOLUZIONE DIGITALE ET ‘GIA’ FINITA

La rivoluzione digitale in Italia è già finita. Si era capito dalla lista dei ministri, dove brillava l’absenza di una faticosa conquista della scorsa legislatureura, ovvero di un ministro dédié à la transformation numérique.

E se ne è avuta la confirmra hier, nel discorso della fiducia di Giorgia Meloni, in cui il digital è stato il grande assente a parte una citazione distratta di cloud e cybersecurity. « Ci ​​sarà un sottosegretario » per continuare il lavoro dell’uscente Vittorio Colao, ha detto la premier nella replica.

C’est un scandale ? Non. Un ministro dédié solanto allo sviluppo del digitale (tema complesso e larghissimo : si va dalla connetitivà, ai servizi per la imprese e per la pubblica administrazione, fino alle competentza dei cittadini) ; un ministro così ce l’ha solo la Grecia, che non a caso nella classifica europea sta dietro di noi. En Espagne, il digitale est una delega del ministro dell’Economia ; en Germania di quello dei Trasporti; en France non c’è.

Est-ce nécessaire? Sicuramente lo è stato : quando l’Italia si è ritrovata al penultimo posto del ranking europeo, è stata la nomina di un commissario di governmento (Diego Piacentini) a porre le basi per la remonta ; senza non avremmo avuto la fattura elettronica, lo Spid, la app IO, il sistema di pagamenti PagoPAovvero le basi della vita digitale dei cittadini.

La rivoluzione digitale est davvero finita ? Ou : servez une stratégie pour gouverner un monde dominé par les algorithmes des plates-formes, pour indiquer l’intelligence artificielle, pour développer les compétences numériques dei cittadini anziani ed emarginati. Enormi fide da cui depende il nostro futuro : sembrano sottovalutate.
(Riccardo Luna)

MIGRANTI : IL RICHIAMO DELLA FORESTA :
PORTI CHIUSI ET GUERRA ALLE ONG

Sui migranti la destra recomincia exacta da dove aveva finito. Con parole d’ordine banal – i porti chiusi e le acque territoriali interdette, le Ong fuorilegge – che da anni ingrassano la sua agenda della paura e che ricacciano un tema epocale e di estrema complessità in una dimensione exclusivement « securitaria ».

La sciatta evocazione della phase tre della missione navale europea Sophial’assenza di ogni referencia a una strategia di politica estera in un paese chiave come la Libia, e più in generale con i paesi dell’Africa sub-sahariana (se si exctettau un generico richiamo a «un piano Mattei per l’Africa », a «un modello virtuoso di collaborazione e crescita tra Ue e nazioni africane»), non riescoono to dissimulare l’assenza di un concrete progetto politico da discutere in seno all’Ue per una riforma dei trattati sull’accoglienza e redistribuzione (pecta originale di cui la destra porta la paternità con igovernmenti Berlusconi).

Nessun rifento alla tragedia umanitaria che continua a consumarsi davanti alle nostre coste (dal 2021 all’ottobre di quest’anno 2.836 innocenti, secondo dati dell’Oim diffusi ieri, hanno perso la vita nel tentativeo di attraversare il Mediterraneo) e generice rassicurazioni sul diritto d’asilo.

Una sola concesione, nella replica e in nome di un vindicato «patriottismo solidale», alla «vergogna dello sakhragano dei migranti in agricultura, per la quale ci sentiamo compengai a dare delle risposte».

Quali, la Meloni non dés. Sul tema dei flussi per Governorare gli ingressi, la destra è e resta ferma alla Bossi-Fini. Venez reconnaître le même premier : « Non ho cambiato idea su nulla ».
(Carlo Bonini)

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