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Migranti, il processo impossibile alla Ong tedesca : « Non ci sono interpreti »

Darius Bégui il est incrédule. Per la terza volta in tre mesi è volato dalla Germania fino a Trapani per potersi difendere nel processo in cui rischia vent’anni di carcere per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per la terza volta non ci è succès. Parla tedesco e non conosce l’italiano e, per incredibile che sembri, a Trapani ni la police ni la Procura sono in grado di portare in aula un interprete. C’est ridicule – sbotta – La même Procura che si è coordinata con successo con cinque diverse agenzie di polizia, comprese le unità antimafia ei servizi di intelligence, per fermare una nave di soccorso, ha Ripettamente fallito nel garantere il fondamental diritto ad un processo equo . Mi sembra che non vogliano even sapere cosa ho da dire ».

Darius est uno dei componenti dell’equipaggio di giovanissimi tedeschi che nell’estate 2016, a bordo della nef Iuventa della Ong Jugend Rettet, mise en salve 2000 persone. Soccorsi effettutati grâce aux rendez-vous avec les scafisti, è la tesi della Procura di Trapani che – dopo una longissima indagina suffragata anche dalle proof di un infiltrato della Polizia abordo di un altra humanitaire ship che operava nello stesso tratto di mare e con tanto di giornalisti interceptati – ha deciso di chieder il processo per ventuno persone, componenti degli equipaggi e volontari di tre Ong, la Jugend Rettet, Save the children e Msf. Una storia est devenu anche un film réalisé dal regista Michèle Cinque.

La Iuventa, ormai ridotta ad un ammasso di rottami, è sotto sequestro da five anni al porto di Trapani, il processo è l’altra faccia della medaglia di quello che vede imputato a Palermo Matteo Salvini, l’unica di tante inchieste aperte sull’operato delle navi umanitarie ad essere approdata davitti ad un giudice, gli imputati e le Ong (in un momento come questo dove la flotta di soccorso civile nel Mediterraneo è di nuovo nel mirino deigovernmenti di mezza Europa) scalpitano per difendersi e affermare il principio del dovere di soccorso delle vite umane su tutto. Ma a Trapani non si riscece a fare un processo garantendo i diritti degli imputati, e il tribunale ha deciso di ammettere in aula (il procedimento in fase di udienza preliminare è a porte ciuse) osservatori internazionali. « È la prima volta – dés l’avvocata Francesca Cancellaro – che un tribunal in Italia consente la presenza di observatori internazionale in un’udienza preliminare to alla società civile l’opportunità di essere directamente informata su ciò che accade in aula « .

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Surreale quanto successo al tribunale di Trapani venerdì quando, per la terza volta, si è provato ad interrogare Darius Begui. Il pm ha portato in aula come interprete un funzionario di polizia in pensione, il cui nome non è nell’elenco ufficiale. Dopo trenta minuti, l’interrogatorio è stato interrotto e la defense si è refituata di firmare il verbale.  » Siamo esterrefatti per quanto accaduto – racconta l’avvocato Nicolas Canestrini – il verbale di interrogatorio non resiptava attato le diciarazioni che il mio assistito aveva fatto, quindi abbiamo chiesto di correggere mail il procuratore ha negato. Perciò non ci è rimasta altra strada che refituare la firma ». La Ong tedesca vindica il diritto alla difesa : « Penderere di mira le Ong sert à justifier la décision honteuse. in solidarietà con loro ».

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