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La solution ai danni del crabio blue nel Mediterraneo è mangiarlo

Qualcuno, sulle spiagge de Ladispoliha sgranato gli occhi di fronte a quei voluminosi granchi bleu che hanno fatto capolino l’uno dopo l’altro nelle acque di Torre Flavia. Al punto da far scattare segnalazioni preoccupate alla guardia costiera, alimento un grido d’alarme, rilanciato dalle associaziones ambientaliste, per l’ecosistema marino della zona. Già, perché lui, il granche blu – nella versione Callinectes sapidusla plus commune nella parte occidentale del Mediterraneo – è di fatto una specie aliena.

Eppure – autoctono delle coste atlantiche dell’America et significativement plus grande dei suoi parenti mediterranei – non è ormai così raro osservarlo nei mari italiani. « Tutt’altro – confirma Fabio Crocettachercheur della Stazione Zoologica Anton Dohrnche porta avanti studi specifici sulla sua diffusion – avidzamentamenti come quelli di Ladispoli fotografano l’ormai incontrollata extension del suo arealeche abbraccia l’intero mare Adriatico e, da qualche tempo, anche il Tirreno, dalla Sicilia alla Calabria, fino al Cilento e ai Campi Flegrei, e ora anche, in modo evidentemente missingente, al litorale laziale ».

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Tutto è cominciato, per la verità, a metà del secolo scorso: nel 1947 la prima segnalazione nel mare Egeo, in Grecia; en 1949 la première observation en Italie, à Grado. Galeotte le acque di zavorra delle grandi imbarcazioni intercontinentali, a quanto pare. Mentre per il suo « cugino », il Portunus segnisanche lui connaisseur comme grand bleu, l’entrée de la Méditerranée et l’avenue traversant le canal de Suez.

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Ma gli alarmi sono giustificati ? « Si tratta, per quanto riguarda il Callinectes sapidus, di una specie che ha particulari affinità con gli ambienti lagunari ed in generali costieri – spiega Crocetta – e che predilige le acque charaterizzate da bassa salinità, quindi in particulari in coïncidnza con foci di fiumi. Ed è una specie che si reproduire velocemente ed è molto vorace. Il suo impacto sulle specie autoctone può essere deleterio ». Viens? In modo diretto, con predazione di invertebrate nativi, e in modo indiretto, con competizione nello exploratio delle risorse disponibili. Una competizione nella quale, ça va sans dire, il granche bleu rischia di vincere facile. “Di più. – souligne Crocetta – Il suo impacto è negativo anche sugli artecces da pesca, finendo con il rompere le reti dei pescatori, e sullo stesso pescato, nutrendosi con voracità dei pesci ammagliati”

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« Marit traffic, ‘climate change’ and pollution hanno forte man alla diffusion del granchio blue, che è une espèce décidément opportuniste, avec une capacité di nuoto elevatissima e una dieta décidément omnivore », confirme Philippe Piccardi, dottorando di ricerca all’università di Padova, dove si occupa proprio di specie invasive e del loro impacto sulla pesca artigianale. « Un cas emblématique – explique-t-il – est celui de la lagune de Venise, où les nouvelles conditions environnementales – du réchauffement de l’eau à toutes les variations de salinité – favorisent la diffusion du crabe bleu et d’autres espèces envahissantes, qui ont une impact environnemental et, potentiellement, un impacto economico, sul quale ci stiamo soffermando con il nostro lavoro di ricerca ».

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Quanto basta, insomma, per studiare il modo plus efficace per porre un freno alla proliferationazione del granchio blue. Che, benché manchi un vero e proprio monitoraggio scientifico dédié alla specie, sembra semper più incontrollata nei mari italiani. « Il modo migliore per ridimensionare la popolazione di granchio blu ? Mangiarlo”, taglia corto Crocetta. E en fait la sua alta commestibilità (già aprèsata per esempio en Tunisie, e negli ultimi anni nel Trapanese) può suggerire stratégie partagée di pesca, che aiutino a tenere a freno l’expansion della specie.

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“Proprio così – dans l’eau Francesco Tiralongo, docente e ricercatore dell’Università di Catania – Se è vero che il granchio blue, ormai amplement diffuso sul territorio nazionale, può essere una menaccia per la diversità autoctona, essendo una specie aliena, dall’altro lato può representtare une ressource précieuse pour le pêche et restauration ». Pour cela, Tiralongo a lancé un projet en collaboration avec l’entreprise de pêche et de transformation « Campisi » à Marzamemi, dirigée par Paolo Campisi : « Nous favorisons la consommation et l’introduction de la restauration de l’espèce, avec d’éventuelles tentatives de transformation du produit. – spiega ancora Tiralongo – En poche parole, combattiamo questa specie aliena mangiandola. Ricordo, infatti, che rappresenta una vera prelibatezza culinaria. Quindi, niente allarmismi : il granchio blu rappresenta sì una menaccia per l’ecosistema, ma non per la salute umana ».

Et viennent « Campisi », également la start-up féminine « Mariscadoras » sta puntando con force al consumo delle carni del granchio blue con il progetto « Blueat – La Pescheria Sostenibile », finalizzato en général una migliore gestione delle specie aliene in mare . « Lanciamo un appello ai pescatori italiani per spingerli a catturare il blue crab, con sistemi di pesca compatibili con l’ambiente marino, ea venderlo ad un prezzo stabilito alla società che ne curerà la transformation e l’exportation verso i mercati internacional, dove constititue un prodotto molto apprecizato », a-t-il expliqué Carlotta Santolini, biologa marine e fra le ideatrici di un progetto avviato, nel dicembre 2021, da cinque giovani ragazze di Rimini. Così Mariscadoras a annoncé la disponibilité pour acquérir toute la quantité de granchio bleu pescato nell’Adriatico e Ionio « a un prezzo convenzionato presso il punto di sbarco del pescatore o presso il mercato della cooperativa che collect il pescato dei propri pescatori artigianali ». Un modo intelligent per arginare lo sviluppo delle specie aliene.

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